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AMMAN

10 Marzo 2010 12.34 - Di: gloria - Fonte: Tempus Vitae

SCOPRIRE E GUSTARE :: AMMAN

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 E' una delle più antiche città ancora abitate del mondo. Scavi archeologici hanno rivelato che era già abitata nell’età del bronzo, 5.000 anni prima di Cristo

Per un certo periodo, Amman si chiamava Filadelfia, per volontà del sovrano Tolomeo II Filadelfo (dal 309 al 246 a. C.): successivamente nabatea, come Petra, greca, poi romana,fu inclusa nella Lega Decapoli, un’alleanza di dieci città-stato, le più potenti del Medio Oriente nel 200 a. C.
I Ghassanidi (220-638), una tribù di arabi cristiani che parlava aramaico, le diede di nuovo il nome Amman, perché era stata la capitale del Regno degli Ammoniti, il popolo biblico dei figli di Loth.
Nel 1161, la Cittadella venne occupata dai Crociati. Cinque anni dopo, fu ripresa dai Templari.
Dal 1921 diventa la capitale della Giordania, indipendente dal 25 maggio 1946.

Su questo selciato camminavano i centurioni

La Cittadella sovrasta Amman. Viene chiamata Cittadella, ma non lo è propriamente, sebbene la piazza sia fortificata da millenni. Dietro i 1.700 metri del muro di cinta, ospita il palazzo degli Omayyadi, una basilica bizantina, il tempio romano di Ercole costruito sotto Marco Aurelio (121-180), e il Museo nazionale archeologico, un po’ deludente.

è piacevole deambulare sul sito della Cittadella, prendere il viale delle colonne, seguire il cammino di ronda, le orme dei cavalieri, penetrare nella navata senza volta. Ma la cosa più interessante di questo luogo è senz’altro la vista sulla sorprendente e tentacolare capitale del regno hashemita.

Da lassù si osserva l’eterogeneo accatastarsi di casette grigie, più o meno quadrate, edificate lungo i pendii. Sembrano cubetti di un gioco di costruzione sparpagliati da un bambino capriccioso in un impeto di rabbia. Non si distingue nessuna logica urbanistica nel tracciato delle strade: forse hanno dovuto adattarsi da sole a questo disordine, per aprirsi un varco senza l’aiuto degli uomini. Salgono e scendono continuamente, zigzagando tra le costruzioni, i cantieri e le mosche: la linea retta, che alcuni considerano il cammino più breve tra due punti, non esiste ad Amman.

Il senso dell’orientamento è il miglior amico del passeggiatore e dell’automobilista. Anche il Royal Building, che ospita il Royal Hôtel. è uno degli edifici più imponenti di Amman, ma ciò non impedisce che scompaia alla vista, a seconda delle alture e delle curve: costruita un tempo su 7 colline chiamate Jebel, Amman ne ricopre oggi 19.

Lassù, i rumori della città sono soffocati dal vento, dal calore che pesa come un coperchio sull’agitazione urbana: regna la calma, ma il sole picchia indisturbato.
Ci sono i clacson, ma si finisce col non sentirli più: ad Amman, quando il semaforo passa al verde, prima si dà un colpo di clacson, poi ci si avvia.
Al taxista, chiediamo perché: non lo sa, ma continua a clacsonare lo stesso, macchinalmente, a più non posso.

La sera, quando tramonta il sole, un bel centinaio di minareti s’illuminano: ogni quartiere ha la sua moschea, unico tocco di colore in questo paesaggio uniforme, con qualche manifesto pubblicitario, qualche ritratto del Re Abdallah e una moltitudine di taxi gialli che si attivano come tante formiche.

Amman, a dir vero, non è una bella città, è semplicemente un ammasso improbabile, polveroso, di casette di cemento e di edifici di vetro scuro, cinta e attraversata da autostrade e svincoli autostradali.
Spesso i turisti la trascurano. La sua ubicazione centrale consente però di visitare comodamente la metà nord del paese che, invece, è di una bellezza eccezionale: Jerash, la strada dei castelli del deserto, il Mare Morto, Madaba e il Mont Nebo sono solo a qualche chilometro…

Quando l’acustica…

OK. Bisogna ridiscendere. Attraversiamo un parco senza alberi e un prato senza erba per prendere una strada senza marciapiedi che fa diverse volte il giro della collina, a chiocciola. Impossibile tagliare.
Cerchiamo di raggiungere il teatro romano. Gli abitanti ci salutano, poco abituati a veder passare degli Europei, soprattutto a piedi, in questo quartiere popolare. Un uomo avvia la conversazione in inglese. Ci indica in modo approssimativo la strada, ma non è sicuro di sé: «Ci vado solo in auto!» Ci propone di accompagnarci, e il nostro rifiuto lo diverte molto.
Gli diciamo dov’è il nostro albergo: «Volete camminare fino a lì?» Ci prende per dei matti e scoppia a ridere. Un ragazzino in bicicletta, che non ha sentito la conversazione, lo imita come un’eco, dall’altra parte della strada.

Dopo un’ora di cammino, ecco il teatro, alla svolta di una scalinata tra due isolati, in cui gioca una banda di ragazzini che il nostro arrivo diverte molto.
Si racconta che i suoi gradini possono accogliere 6.000 spettatori. Fu costruito tra il 138 e il 161 in base agli ordini dell’imperatore Antonino il Pio (86-161), originario di Nîmes e padre adottivo di Marco Aurelio.

Un vecchio Beduino che aspetta con impazienza i turisti vuole assolutamente farci ascoltare qualcosa. Sale sulla scena, ci si pianta in mezzo, in un punto strategico che rifiuta in seguito di mostrarci, e mormora una canzone che s’innalza nell’aria e rimbalza da un muro all’altro come se stesse urlando a squarciagola. Poi scoppia a ridere quando vede la nostra espressione di stupore.

Suk, bus e caffé

Ad Amman, il teatro romano non si trova nel quartiere più sicuro della città: tutt’attorno si estende un campo di rifugiati palestinesi di cui non si scorgono i limiti.
Ci dicono che è meglio evitare questo quartiere la sera, il che ci sorprende: Amman è una città sicura, dove il turista non rischia quello che si rischia di solito in una megalopoli di 2,5 milioni di abitanti, alcuni dei quali, rifugiati d’Irak o di Palestina, vivono in grandissima precarietà.

A mezzogiorno seduti a un tavolino all’aperto, si può mangiare una grigliata o uno shawarma con verdura cruda e molto humus.
è meglio aspettare di essere arrivati a Petra per scoprire la gastronomia tipicamente giordana, cioè beduina, con mensaff e maglouba di capretto: i Beduini servono volontieri il pasto, la sera, a richiesta, nel cuore della Piccola Petra, avamposto dei Nabatei, che pochi turisti conoscono.

Intorno al teatro, si estende il centro del centro, con i suoi taxi collettivi che solcano il paese per pochi soldi, gli autobus, i camion, i suk e la moltitudine di negozi dove si vende di tutto, dall’high-tech ai keffieh rossi dei Beduini, dai volatili ai 4x4 giapponesi, dai computer di seconda mano ai carburatori di camion. è difficile camminare sui marciapiedi ingombri di mercanzie. è più comodo sedersi a un tavolino all’aperto, sorseggiare un tè alla menta, e ascoltare il ronzio della città…

Un kebab e a letto

Dopo un dibattito animato sulla strada da prendere, risaliamo verso Jebel Amman, il quartiere degli alberghi e delle ambasciate, che vive anche di notte. Verso le 21, a Jebel Amman, i bar, i locali notturni, i ristoranti frequentati dalla gioventù dorata o dagli expatriati cominciano ad animarsi. Si fuma il narghilé, si ascolta la musica, alcuni servono alcoolici o accolgono la discreta comunità omosessuale.

Su un marciapiede, un pappagallo variopinto e chiaccherono serve da insegna a un negozio di uccelli. Ci apostrofa con un grido acuto prima di presentare al fotografo il suo miglior profilo.

Sulla sinistra, tutto tubi e vetri, il Wild Jordan, un caffé ristorante ecologico che propone una piccola ristorazione, esposizioni e informazioni sui Parchi Naturali giordani (da non perdere, quello di Dana, classificato riserva della biosfera dall'UNESCO).

Passiamo davanti al Books@Café, al tempo stesso libreria, cybercaffé, bar e ristorante. Cominciamo ad avere un po’ male ai piedi: sono sei ore che camminiamo per la città. Per fortuna, al 2° Circolo, il Reem serve, per meno di 2 €, i migliori kebab e shawarma del paese: di che rinvigorirsi. La lunga fila d’attesa   è un indizio per individuarlo, di giorno e di notte. Si racconta che il Re in persona, ogni tanto, viene qui in incognito, il che non ci stupisce: nel Centro commerciale Mecca Mall (195.000 mq per 350 negozi, fra cui un supermercato Miles, terribilmente europeo), abbiamo incrociato, qualche giorno fa, la Regina Rania che, tutta sorridente, faceva shopping, accompagnata da una sola guardia del corpo.

Il canto del muezzin risuona mentre scende la notte. Il nostro hotel non è più molto lontano, un po’ dopo il 3° Circolo che serve da punto di riferimento. La calma e il verde dei quartieri residenziali contrastano con l’agitazione del centro-città, privo di alberi. Con il kebab in mano, affrettiamo il passo, attratti dal tè servito sulla terrazza dell’albergo…

Appunti

Hôtel*** Hisham
www.hishamhotel.com.jo
Situato nel quartiere calmo delle Ambasciate (Jebel Amman). A partire da 60 €.

Amman annovera diverse decine di alberghi, dall’hotel locale per globetrotter avveduti al cinque stelle di lusso: tutti (o quasi) figurano sul sito della Jordan Hôtels Association (www.johotels.org).

Hachem Restaurant
Al-Amir Mohammed Street
Un’istituzione popolare di cucina locale (piatti con humus, falafel, fuul e un eccezionale tè alla menta). Meno di 5 €.

Reem Cafeteria
Jebel Amman, 2° Circolo
I migliori kebab e shawarma del paese serviti 24 ore su 24.

Fakhr El-Din Restaurant
Jebel Amman, 2° Circolo
www.fakhreldin.com
Cucina libanese, abbastanza vicina alla cucina giordana. Da 10 a 20 €.

Tannoureen Restaurant
Shatt al-Arab Street
Um Uthaina
Cucina libanese. Da 10 a 20 €. Preferire la veranda.

Reem Al Bawadi Restaurant
Wasfi Al Tell Street
Tlaa al-Ali
Cucina libanese tradizionale; da 10 a 20 €. Il mio ristorante preferito, con musica e tende di beduini nel giardino.

Wild Jordan Café & Restaurant
Jebel Amman, 1° Circolo
Othman Bin Afann Street
www.wildjordancafe.com
Da 5 a 15 €.

Books@Cafe
Jebel Amman, 1° Circolo
12, Omar Ibn Al Khattab Street
www.booksatcafe.com
Libreria, dischi, Internet, caffè e piccola ristorazione. Meno di 10 €.

Le caffetterie Jabri (rosticceria e pasticceria)
King Hussain Street (downtown), Khaled bin Al Waleed Street (Jebel Al Hussain), tra il 5° Circolo e il 6° Circolo, Zahran (Jebel Amman)
www.jabri.com.jo.
3 € circa.

Centro commerciale Mecca Mall
www.meccamall.jo

C’è un modo originale di scoprire la storia del paese, dalla creazione del Regno di Hedjaz che l’ha preceduto nel 1916: visitare il Museo Reale dell’automobile, nel Parc King Hussein, dove le vetture dei re successivi testimoniano   i momenti forti che ha vissuto la Giordania.
www.royalautomuseum.jo


a cura di Pierre-Brice Lebrun (viaMichelin)
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